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Agosto 2007


La casa di moda francese ha deciso di abbandonare la sfida che individua lo sfidante di coppa America, che sponsorizzava dal 1983. Polemica con Alinghi: “Le nuove regole implicano un approccio più commerciale”

PARIGI, 13 luglio 2007 - Era già nell’aria da tempo: dopo 24 anni Louis Vuitton ha deciso di separarsi dalla coppa America. Non sponsorizzerà più la celebre fase di qualificazione per l’America’s Cup. L’annuncio era già stato anticipato durante la finalissima. “Diciamo che alcune cose sono state fatte bene - aveva detto la responsabile marketing della Vuitton - altre non corrispondono alle attese”. E così niente sponsorizzazione per la selezione dei challenger della 33ª edizione, la prossima che non si svolgerà prima del 2009. “Louis Vuitton - scrivono in un comunicato i francesi - ha deciso di non dare il suo nome alle prossime prove di selezione dei challenger, ma osserverà con attenzione l’evoluzione della manifestazione in futuro”.
POLEMICA - Precisando più avanti anche i motivi della scelta: “Le nuove regole della coppa America implicano un approccio più commerciale; il protocollo firmato è già contestato da alcuni team. C’è il rischio di una diminuzione significativa del numero dei team partecipanti”. Come l’introduzione di una nuova Classe di barche lunghe 90 piedi con un equipaggio di circa 20 persone, che darebbe un vantaggio scorretto al defender svizzero.

da www.gazzetta.it

MILANO, 3 agosto 2007 - Prada non parteciperá all’America’s Cup in programma nel 2009 a Valencia. “Abbiamo preso parte a tre edizioni come sfidanti e abbiamo vissuto dieci anni molto intensi”, ha comunicato Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada e capo del sindacato di Luna Rossa.

La partecipazione alla prossima Coppa America, si legge nel comunicato, è stata valutata a fondo e, pur potendo giá contare su significative risorse umane e finanziarie, si è ritenuto che, dopo tre sfide, si sia concluso un ciclo. “E’ stata un’esperienza indimenticabile e molto positiva sia sotto il profilo sportivo che quello umano - dice Bertelli: voglio ringraziare tutto il Team, il Gruppo Telecom Italia, Intesa Sanpaolo, gli altri sponsor e lo Yacht Club Italiano, che ci hanno sostenuto con costanza ed entusiasmo. Anche sul piano aziendale queste tre sfide hanno consentito di acquisire e maturare una cultura, esperienze e visibilità preziose per il nostro Gruppo. Mi auguro che un altro team italiano sia in grado di presentarsi alla prossima edizione e di tenere alto il nome dell’Italia in coppa America”.

Ora cosa succederà di Luna Rossa? Non è detto che sia tutto finito. La società Luna Rossa dal 2004 è costituita da Prada (51%) e Telecom Italia (49%): non si può escludere nulla - viene fatto capire - neppure che la nuova proprietà del gruppo telefonico offra di comprare la quota di Prada, che trovi altri soci, che decida di andare avanti. Quello che è certo - per il momento - è che Bertelli e Prada si ritirano, valorizzando certo l’esperienza fatta, ma senza poter troppo nascondere l’inevitabile amarezza. La prima avventura di Luna Rossa iniziò proprio in concomitanza con l’ingresso trionfale di Prada nel gotha della moda. Poi sarebbero venuti tempi più duri, l’annunciata volontà di andare in borsa frustrata dalla crisi delle Twin Towers, l’allargamento eccessivo del gruppo che acquisì marchi su marchi, il forte indebitamento e le difficoltà finanziarie. Anche se la griffe ha sempre mantenuto, anzi ha accresciuto la sua allure, l’azienda Prada ha vissuto momenti non facili, ma Luna Rossa è sempre rimasta la grande passione di Bertelli. Ora che il gruppo si è tirato fuori dalle difficoltà finanziarie, che ha ceduto quello che doveva cedere, che si parla nuovamente di borsa, proprio ora Luna Rossa ammaina le sue vele.

L’11 settembre 1997, quando fu presentata ufficialmente l’avventura velistica a Punta Ala, qualcuno ricordò a Bertelli che anche Thomas Lipton e Marcel Bic avevano visto i loro sogni infrangersi contro lo scoglio dell’America’s Cup. E Bertelli dieci anni fa rispose: “Sì, ma sono diventati i più grossi imprenditori di the e di penne!”.

(Da www.gazzetta.it)